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mercoledì 29 aprile 2020

Non tutti i mali vengono per nuocere….



Ecco come la tragedia del Coronavirus ci sta inducendo a riflettere sui nostri errori, cambiare la visione del mondo e modificare i nostri comportamenti su banche, neoliberismo, globalizzazione, prevenzione e rapporti con la Cina.

Come nella vita delle persone, anche in quella del Paese tragici eventi hanno la capacita’ di fare riflettere sui nostri errori, cambiare la visione del mondo e modificare i nostri comportamenti.
–  Il ruolo delle Banche centrali. L’economia in Italia, come nel resto del mondo e’ ferma, in un coma indotto, alimentata da soldi pubblici e risparmi privati. In occasioni simili, come dopo le due guerre mondiali, le banche centrali stamparono moneta per evitare che un problema di liquidita’ diventasse uno di insolvenza. E’ quello che sta facendo la Federal Bank americana che immette liquidita’ per 6000 miliardi di dollari acquistando titoli di debito pubblico e privato. E’ inevitabile che anche la Banca Centrale Europea dovra’ seguire la stessa strada. Con l’acquisto di Buoni del Tesoro potra’ finanziare i costi della crisi. Allo stesso tempo le banche potrebbero collettivizzare i debiti delle piccole imprese ed artigiani, creando dei Titoli Derivati da vendere alle banche centrali. In questo modo lo Stato si finanzia senza pagare lo spread e le banche si ossigenano, scambiando crediti con contante. In cambio del suo intervento, le condizioni poste all’Italia dalla BCE potrebbero essere di avere Draghi come capo del governo ed una nuova governance. (Per cominciare uno stop alle nomine di partito per enti economici ed imprese di Stato)
– La fine del neo-liberismo e globalizzazione. Ancora una volta, come dopo la crisi finanziaria di 10 anni fa, si e’ dimostrato quanto sia fallace lo slogan neo-liberista “Meno Stato, Piu’ Mercato”. Quando accadono catastrofi, in Italia succede spesso, ci si accorge quanto siano essenziali i servizi pubblici. Questa crisi ha anche evidenziato i limiti della globalizzazione economica. Per essere piu’ competitivi, o meglio per avere piu’ profitti, le imprese hanno delocalizzato le produzioni in aree con costi minori. Il risultato e’ che la fabbricazione di tutta una serie di prodotti si e’ concentrata in pochi Paesi. Con l’emergenza pandemica c’e’ stata una lotta selvaggia per accaparrarsi articoli sanitari prodotti solo in Cina o Turchia. Si e’ scoperto quanto sia rischioso fare affidamento su una filiera produttiva globale e non locale.
-La prevenzione. E’ stato detto che siamo in guerra contro un nemico invisibile, il corona virus. Per  combattere una guerra tradizionale abbiamo le nostre Forze Armate che manteniamo pronte all’impiego con regolari e costose esercitazioni militari. Forse per il futuro sarebbe il caso di organizzare dei piani di emergenza per ogni tipo di catastrofe e verificarne l’efficienza con periodiche esercitazioni.
– Rapporti con la Cina. Senza entrare nel merito di come e dove e’ nato e si è sviluppato il corona virus, e’ chiaro che, nel cercare di controllare questa epidemia, la Cina ha avuto un comportamento poco trasparente e quindi irresponsabile nei confronti del resto del mondo. La Cina e’ un partner economico e commerciale importante, ma non si deve dimenticare che non e’ una democrazia ed in contraddizione con la sua ideologia comunista, e’ sempre piu’ nazionalista. E’ comprensibile, ma non giustificabile, che la Cina, per 4000 anni una civilta’ e potenza mondiale, voglia riscattare gli ultimi 200 anni di umiliazioni subite dall’Occidente e dal Giappone e riprendere il suo ruolo. In questo periodo le televisioni cinesi mostrano immagini impietose sul caos in Europa creato dalla pandemia in contrasto con la presunta efficienza cinese propagandata dal governo. Pare che un sondaggio da noi, sui Paesi piu’ solidali con l’Italia in questa crisi, abbia collocato di gran lunga la Cina e la Russia al top mentre in fondo sono l’America e L’Europa. Siamo proprio incorreggibilmente volubili.

S. Oesse
By Redazione Pensalibero.it | 26 Aprile 2020

lunedì 16 marzo 2020

Un vaccino per l’Europa politica



L’emergenza coronavirus, per la portata delle sue implicazioni politiche, economiche e sociali, oltre a quelle immediate di salute pubblica, rappresenta forse il test più difficile degli Anni Duemila per l’Unione europea, ancora di più della crisi economica e finanziaria del 2008 e della cosiddetta crisi migratoria del 2015-2016.
A questa emergenza l’Unione ha dato una risposta che è apparsa insufficiente e tardiva e che è stata sfavorevolmente contrapposta a quella della Cina, dove l’emergenza si è prodotta e che sembra oggi essere uscita dalla fase acuta dell’epidemia.
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Ciò ha senz’altro contribuito ad alimentare le critiche verso il modello europeo. Nel dibattito pubblico e sui social media sono riemerse invocazioni alla riappropriazione delle competenze a livello nazionale, e inviti a guardare a Pechino come esempio alternativo di gestione della crisi.
Ma pensare di reagire ad una pandemia globale con misure di tipo esclusivamente nazionale è di per sé assurdo: il virus non conosce confini e soltanto un’azione coordinata di tipo transnazionale sembra in grado di limitare la sua diffusione.
Dall’altra parte, il modello cinese non può essere un’alternativa valida, sotto diversi aspetti. La centralizzazione della risposta, il controllo capillare e la manipolazione dell’informazione pubblica attraverso i media di Stato e la raccolta estensiva dei dati dei cittadini per limitare spostamenti e contagi sono strumenti tipici di un regime autocratico e implicano la negazione di libertà e diritti individuali che sono invece il fondamento primario delle società europee.
Siamo di fronte a un fenomeno multidimensionale, che chiama in causa almeno tre elementi: la risposta fattuale all’emergenza sanitaria, una corretta informazione, il contenimento delle conseguenze economiche e sociali.
La competenza in materia di salute
Per quanto riguarda la risposta all’emergenza, occorre sottolineare che gli Stati membri hanno competenza esclusiva per quanto riguarda la definizione delle politiche nazionali in materia di salute, inclusa l’organizzazione e la fornitura dei servizi sanitari. L’Unione ha soltanto un ruolo di completamento delle politiche nazionali, che comprende la lotta contro i cosiddetti “grandi flagelli” (sulla base dell’articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).
A partire da questa base legale, un’azione più coordinata avrebbe potuto e dovuto essere stata promossa da Bruxelles e in particolare dai ministri della salute dei 27 Stati membri riuniti nel Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori (Epsco).
Inoltre, il Trattato di Lisbona ha introdotto la cosiddetta “clausola di solidarietà” (articolo 222 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), secondo la quale l’Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente qualora uno di questi ultimi sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo.
Questa clausola avrebbe potuto essere stata attivata dall’Italia attraverso una notifica contestuale alla Commissione europea e alla Presidenza di turno dell’Unione. A quel punto, la responsabilità primaria sarebbe stata della Commissione e dell’Alto rappresentante, che sarebbero dovuti intervenire individuando gli strumenti più appropriati per reagire alla crisi a livello europeo, anche attraverso il Fondo europeo di solidarietà.
Invece non ha funzionato al meglio il Meccanismo di protezione civile dell’Unione attivato dall’Italia a fine febbraio per chiedere agli Stati membri la fornitura di mascherine e dispositivi medici protettivi. Come denunciato dallo stesso rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles Maurizio Massari, nessun Paese ha risposto all’appello. Soltanto domenica è arrivata la notizia, positiva ma tardiva, dello sblocco di forniture di mascherine e altro materiale sanitario da Francia e Germania, reso noto dal commissario al Mercato interno Thierry Breton.
Una comunicazione confusa
E questo ci porta al piano comunicativo, che sembra riflettere la confusione e la reticenza all’azione coordinata a livello europeo. L’Unione avrebbe potuto fare decisamente meglio per rassicurare i suoi cittadini e mostrarsi reattiva e coesa, all’altezza delle ambizioni di “un’Europa che protegge”, come scritto nei documenti strategici e come sbandierato dai leader europei. Soprattutto in questi frangenti di crisi, quando la responsabilità sociale dei singoli può fare la differenza, è importante veicolare messaggi chiari e non contraddittori e allo stesso tempo far sentire la presenza delle istituzioni per rafforzare la fiducia tra la popolazione.
Se la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato, l’11 marzo, un accorato seppur tardivo messaggio di vicinanza all’Italia, il Paese più duramente colpito fino a questo momento in Europa, il giorno successivo la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha rilasciato un’improvvida dichiarazione che ha fatto schizzare lo spread italiano e ha generato la reazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Solo dopo sono arrivate le precisazioni di Lagarde e la rassicurazione di von der Leyen che l’Unione avrebbe fatto “whatever is necessary” per aiutare Stati membri e cittadini.
Misure economiche e sociali
Ci sono poi gli interventi legati all’impatto economico e sociale dell’emergenza. Le misure che hanno imposto il blocco della libera circolazione nel mercato unico e lo stop alle attività commerciali e produttive in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, rischiano di avere conseguenze disastrose sull’economia europea e richiedono misure forti di sostegno.
In questi giorni sono arrivate buone notizie da Bruxelles, come la luce verde per gli Stati membri a tutta la spesa necessaria per interventi in ambito sanitario, sociale, di sostegno al lavoro e all’economia sulla base della clausola sugli eventi eccezionali.
Via libera anche per gli aiuti di Stato per quelle aziende che hanno crisi di liquidità e hanno bisogno di supporto urgente, come ad esempio quelle nei settori del trasporto aereo e del turismo. Nelle prossime settimane, 1 miliardo del bilancio europeo sarà destinato a garanzia del Fondo europeo per gli investimenti, al fine di incentivare le banche a fornire liquidità per almeno 8 miliardi di euro alle piccole e medie imprese in difficoltà.
Si attende anche un’accelerazione per il lancio di uno Schema europeo di sussidi di disoccupazione, l’impiego di 37 miliardi del Fondo di coesione per far fronte all’emergenza e l’espansione del Fondo europeo di solidarietà.
Questo balzo in avanti, dovuto anche a un’azione diplomatica incisiva del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e del lavoro politico del commissario Paolo Gentiloni, va sicuramente accolto con favore, anche perché potrebbe cambiare in maniera sostanziale il paradigma europeo in materia economica e finanziaria in una direzione più volte auspicata dall’Italia stessa.
Quello che manca è ora un grande piano di investimenti pubblici che riguardi il settore sanitario ma anche tutti quei settori che risulteranno maggiormente colpiti dalla crisi, dal welfare alle infrastrutture all’istruzione. Ci si augura insomma che questa emergenza convinca tutti della necessità di dotare l’Unione degli strumenti finanziari e politici necessari a far fronte alle sfide congiunturali e strutturali. E questo dovrebbe riflettersi anche nelle dimensioni e nelle priorità del prossimo ciclo di bilancio pluriennale 2021-27.
Il coronavirus avrà conseguenze che nessuno è ancora in grado di valutare appieno, ma quello che l’Unione non può permettersi è senz’altro di trasformarla nell’ennesima occasione persa per far sentire ai cittadini la vicinanza e l’utilità delle istituzioni, con le parole e con i fatti.
(Questo post è stato pubblicato su Affari Internazionali)


Coronavirus, a che punto è il vaccino

È una lotta contro il tempo: scienziati e ricercatori sono all'opera per trovare la cura vincente contro il Coronavirus. Il vaccino, le cui tempistiche variano, normalmente, da uno e tre anni, per l'eccezionalità della situazione che tutto il mondo sta vivendo, potrebbe arrivare molto prima del previsto.
Le tempistiche
Come riporta IlMessaggero.it, la speranza è che i tempi si accorcino il più possibile: "Prima è necessaria la sperimentazione in vitro, poi si passa a quella animale - afferma Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità - Le fasi di sperimentazione umana successive sono poi tre. Bisogna vedere di quanto saranno abbreviate in questo caso perchè, quando c'è una pandemia in corso, le agenzie regolatorie tendono ad essere generose, si soppesano i vantaggi e gli svantaggi. Per un vaccino, generalmente, servono molti anni ma in questo caso potremmo averlo entro 1-3 anni".
Il vaccino entro un anno
L'ottimismo per avere, quanto prima, una soluzione contro il Coronavirus, deriva dalle forze in campo: tutto il mondo fa a gara per trovare una soluzione in tempi rapidi. "Di vaccini allo studio ce ne sono diversi - sottolinea Rezza - si stanno studiando, per esempio, vaccini con vettori virali non replicanti. Inoltre, vaccini ne stanno sperimentando gli israeliani, altri i cinesi, altri ancora gli americani - continua Rezza - alcuni usano piattaforme già utilizzate per altre malattie infettive e questo è estremamente interessante come approccio. Poi, ci sono anche grandi aziende farmaceutiche che ne stanno sperimentando altri tipi. Insomma, credo che arriveranno relativamente presto, forse nel giro di un anno".
Intanto, ecco i farmaci
Nel frattempo, si cerca di contrastare il Covid-19 come si può e L'Italia è in prima linea: all'ospedale "Cotugno" di Napoli sta dando ottimi risultati, su alcuni pazienti, un farmaco utilizzato finora per l'artrite reumatoide. Inoltre, si stanno testando vecchi farmaci anti-Aids, progettati per bloccare l'enzima che permette al virus Hiv di penetrare nelle cellule per capire che risultati possano dare. E le possibilità che presto si possa avere un farmaco efficace e testato non sono così remote. "Le terapie potrebbero arrivare in 6 mesi - spiega Rezza, ma se si tratta di farmaci già noti anche prima".
Lo studio olandese
Sembra promettente anche uno studio dei ricercatori dell'Università olandese di Utrecht con gli anticorpi già utilizzati per abbattere il virus Ebola. "Gli anticorpi monoclonali - spiega Rezza - si mettono a punto abbastanza velocemente. Sono stati utilizzati anche contro l'Ebola: è come se avessimo il plasma del malato con gli anticorpi. In questo caso, sono tutti specifici e proprio perché sintetici non provocano grandi effetti collaterali". Il Direttore ha affermato, però, che "va validata la sperimentazione: in teoria possono funzionare, però ci vuole un po' di tempo, nell'ordine dei mesi, per testarne l'efficacia".
Per il momento, non essendoci una cura specifica, si cerca di tenere a bada i sintomi sperimentando diverse cure "per esempio, utilizzando il farmaco che blocca l'interleuchina 6. Si tratta di farmaci che hanno come obiettivo quello di regolare le risposte dell'organismo che talvolta tendono a essere esagerate", conclude Rezza.

sabato 14 marzo 2020

Borrelli: quasi 15 mila malati Atteso un boom di contagi



250 vittime in un solo giorno. Il numero maggiore di casi in Lombardia, in Emilia Romagna in Veneto e Piemonte. Stesso andamento per il numero dei decessi.
Coronavirus, psicologo: attenti alle emozioni da isolamento
Sono 14.955 i malati di coronavirus in Italia, 2.116 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 17.660. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. ai dati della Protezione Civile emerge che sono 7.732 i malati in Lombardia (836 in più di ieri), 2.011 in Emilia Romagna (+253), 1.453 in Veneto (+156), 794 in Piemonte (+240), 698 nelle Marche (+128), 455 in Toscana (+103), 242 nel Lazio (+70), 213 in Campania (+39), 304 in Liguria (+61), 236 in Friuli Venezia Giulia (+88), 126 in Sicilia (+15), 121 in Puglia (+23), 157 in Trentino (+55), 83 in Abruzzo (+5), 73 in Umbria (+11), 17 in Molise (+1), 43 in Sardegna (+4), 27 in Valle d’Aosta (+1), 37 in Calabria (+5), 123 in Alto Adige (+20), 10 in Basilicata (+2).
Quanto alle vittime, se ne registrano: 890 in Lombardia (+146), 201 in Emilia Romagna, (+55), 42 in Veneto (+10), 46 in Piemonte (+20), 27 nelle Marche (+5), 5 in Toscana (+0), 17 in Liguria (+6), 2 in Campania (+1), 11 Lazio (+2), 10 in Friuli Venezia Giulia (+2), 5 in Puglia (+0), 2 in provincia di Bolzano (+1), 2 in Sicilia (+0), 2 in Abruzzo (+0), uno in Umbria (+1) uno in Valle d’Aosta (+0), 2 in Trentino (+1). I tamponi complessivi sono 97.488, quasi oltre 65mila dei quali in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Silvio Brusaferro ha poi fatto un punto sulla mortalità.  “I dati sulla mortalità si vanno approfondendo con le cartelle cliniche dei deceduti: i pazienti morti con il coronavirus hanno una media di oltre 80 anni, 80,3; le donne sono solo il 25,8%. Età media dei deceduti è molto più alta degli altri positivi. Il picco di mortalità c’è tra 80-89 anni. La letalità, ossia il numero di morti tra gli ammalati, è più elevata tra gli over 80″. Lo ha detto Silvio Brusaferro dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in conferenza stampa alla Protezione civile a Roma. Brusaferro lancia poi un allarme su un possibile picco di contagi nel weekend.
“E’ verosimile aspettarci casi in questo weekend in parte come effetto dei comportamenti assunti lo scorso fine settimana. L’incubazione è tra 4 e 7 giorni: abbiamo visto folle assembrate al mare o in stazioni sciistiche o in mega aperitivi, luoghi dove probabilmente il virus ha circolato. Una parte di quelle persone nei prossimi giorni probabilmente mostrerà una sintomatologia. E’ un’ipotesi, vedremo le curve, speriamo di essere smentiti dai fatti” ha detto Brusaferro.
“Il distanziamento sociale è la chiave per ridurre la diffusione del contagio. Le prossime settimana saranno decisive e dipendono dal comportamento di ogni singolo cittadino”, ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza in relazione ad ipotesi di picchi e numero dei contagi.
Grazie alle forti misure di contenimento in atto “eviteremo un picco insostenibile, diluendo e rallentando i casi di SarsCov2, che comunque ci saranno, in un tempo più lungo: l’epidemia in atto, cioè, durerà di più ma il numero di casi risulterà gestibile per il Servizio sanitario”. Lo spiega all’ANSA Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all’università di Pisa e responsabile epidemiologia nella task force della Regione Puglia per il contrasto al nuovo coronavirus.
“Il numero reale di contagiati” dal Coronavirus “è più alto di quello ufficiale”, dice Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. “Nella zona di Vo’, sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati. La scelta di non farne altrettanti in altre zone per me – ha aggiunto Galli – è discutibile, anche se probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratori. La battaglia si vince nei territori, come sul campo di battaglia. Gli ospedali sono nelle retrovie, se continuano ad arrivare feriti, non riusciranno mai a reggere. Il circolo vizioso va interrotto sul campo”.
Se le misure attuate avranno risultati si potrà vedere “ottimisticamente in due settimane. Faccio un paragone Wuhan attorno al 25-26 gennaio c’era un numero di casi paragonabile a quello della Lombardia al 3 di marzo. E noi abbiamo avuto 3-4 settimane il cui il virus ha circolato liberamente. Questa è una bestia che ci ha invaso e che ci terrà compagnia per un periodo ancora non breve e la mobilitazione di tutti è fondamentale perché questo periodo venga accorciato”.
Intanto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha deciso di chiudere i parchi della città e firmerà una ordinanza in questo senso. “Oggi pomeriggio firmerò una ordinanza per chiudere i parchi recintati da domani mattina. – ha detto in un video su Facebook -. È necessario farlo, non possiamo estendere la stessa regola ai parchi non recintati”.
Le città pensano anche a preparare nuovi posti letto per curare malati e convalescenti in piena pandemia da coronavirus. A Genova si lavora su un luogo insolito: trasformare un traghetto in ospedale anticoronavirus. “Nel giro di cinque giorni saremo pronti ad utilizzarlo”, annuncia il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. “Sul traghetto cominceremo con moduli da 25 posti per salire fino a 200”. La nave ospedale potrebbe servire a ricoverare le persone positive al virus dimesse dagli ospedali ma impossibilitate alla convalescenza a casa, i casi positivi non gravi, oppure potrebbe essere impiegata per liberare posti letto nelle strutture sanitarie in caso di urgenza.
Alla fiera di Milano per ora non sarà allestito nessuna struttura di terapia intensiva al momento. “La Protezione civile non è in condizione di fornirci quanto promesso”: lo ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana ai giornalisti spiegando che non è in grado di fornire i 500 letti di terapia intensiva che si volevano allestire nei padiglioni del Portello a Milano. do di fornire i 500 letti di terapia intensiva che si volevano allestire nei padiglioni del Portello a Milano. “Ci stiamo interessando sul mercato internazionale per trovare letti di rianimazione – ha aggiunto – Speriamo di avere risposte positive dai fornitori”.
A Roma stop metro e bus dalle 21 – Parte il nuovo piano di trasporto pubblico a Roma in considerazione dell’emergenza sanitaria e per contenere la diffusione del virus COVID-19. L’ultima corsa di metro, bus e tram sarà alle ore 21 e e ci sarà la riduzione estiva dei trasporti. La rimodulazione tiene conto del calo della domanda ed è in linea con quanto previsto dal decreto ministeriale. In ottemperanza all’Ordinanza della Regione Lazio saranno garantiti i servizi minimi essenziali privilegiando l’integrazione tra le varie modalità, favorendo quella con minore possibilità di contatto tra persone e scegliendo quella che permetta maggiore superficie disponibile per i viaggiatori e almeno un metro di distanza tra i passeggeri per garantire la massima sicurezza a utenti e operatori. Le aziende di Tpl manterranno i livelli di servizio adeguati sulle linee di superficie che consentono collegamenti con le strutture sanitarie e ospedaliere e con le realtà produttive in servizio. L’azienda ricorda che al momento non è possibile utilizzare la porta anteriore dei mezzi di superficie, salvo che per ragioni di emergenza.(ANSA).
Chiusa la sede Rai Puglia, un positivo – Intanto la sede Rai della Puglia è stata chiusa temporaneamente per sanificazione dopo che un giornalista è risultato positivo. E’ stata già compiuta pulizia straordinaria dei locali, ma Buongiorno Regione delle 7.30 non è andato in onda. La struttura si sta organizzando per trasmettere da remoto il Tg Puglia delle 14. Tutti i giornalisti e gli operatori della sede che hanno avuto contatti con il collega sono in quarantena.
C’è il nodo delle carceri – Sono pronte le “linee guida” per la “formulazione di programmi terapeutici provvisori domiciliari” e, se possibile, anche in comunità, per i detenuti delle carceri milanesi e per il “relativo controllo sul territorio”, data “l’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus e dai successivi disordini verificatisi all’interno degli istituti”. Lo si legge in un documento che ha fissato le procedure per concedere, valutate una serie di condizioni, gli affidamenti ai detenuti, redatto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano e dalla Direzione del Serd Medicina penitenziaria.
Nei giorni scorsi, quando era esplosa una rivolta a San Vittore, il presidente della Sorveglianza Giovanna Di Rosa aveva spiegato che il Tribunale si era attivato per “liberare” le carceri “il più possibile” e, visto il problema di sovraffollamento acuito dall’emergenza sanitaria, aveva avviato “intese con il Sert per potenziare gli affidamenti terapeutici e le misure alternative”. Tra i punti delle linee guida la valutazione “accurata” delle condizioni di salute dei detenuti: con “patologie simil-influenzali” non si può “accedere al programma” di affidamento.

venerdì 13 marzo 2020

Coronavirus, Trump sospende i voli dall’Europa: una decisione senza precedenti



Trenta giorni di blocco totale (che non valgono però per il Regno Unito). Cosa significa per i viaggiatori e per l'economia?                                                        Coronavirus, voli per gli Usa sospesi 


Anche gli Usa prendono le prime misure per arginare la pandemia e sono senza precedenti: sospensione per 30 giorni di tutti i viaggi dall’Europa in Usa. Una decisione che il presidente Donald Trump definisce “dura ma necessaria” annunciata in un breve discorso alla nazione sull’emergenza Coronavirus. Il Tycoon è solo nello studio ovale della Casa Bianca e l’ansia è assicurata: in tutta la sua presidenza sono infatti pochissime le volte in cui si è fatto riprendere in una situazione così formale.
Questo blocco totale è una misura mai presa prima dagli Usa, neanche nei confronti della Cina dove sono avvenuti i primi contagi, che avrà un impatto incredibile sull’economia e sulla vita quotidiana di chi, per lavoro, per motivi famigliari o per studio, viaggia spesso Oltreoceano. Ma vediamo le prime conseguenze di questa decisione:
Voli bloccati dagli Usa: cosa cambia
Trump non ha specificato quali paesi sono inclusi nella misura ma successivamente la Casa Bianca ha precisato che le restrizioni si applicano “agli stranieri che siano stati negli ultimi 14 giorni nei 26 paesi che hanno tra loro accordi sulle frontiere aperte“, alludendo allo spazio Schengen. Trump ha precisato che queste restrizioni riguarderanno persone e merci.
Il bando non include però il Regno Unito, che adesso che è uscito dall’Ue ha rafforzato maggiormente la special relationship con gli States. Questo la dice lunga sui rapporti privilegiati che Trump ha instaurato con l’Inghilterra separata dall’Unione europea: nonostante morti e contagi siano presenti anche a Londra, il presidente americano mantiene la porta aperta.
Il presidente americano ha criticato l’Europa per non aver agito in fretta per affrontare il “virus straniero” e ha sostenuto che i cluster Usa sono stati “seminati” da viaggiatori europei. “Abbiamo fatto una mossa salvavita con la Cina, ora dobbiamo intraprendere la stessa azione con l’Europa”, ha spiegato elogiando la risposta “veloce e professionale” da parte degli Usa. Il provvedimento, ha precisato, non riguarda i cargo commerciali e le restrizioni saranno adeguate nei prossimi giorni in base a che cosa succederà.
Gli Usa, che hanno un sistema di sanità pubblica limitato, potrebbero presto ritrovarsi ad affrontare grosse difficoltà nell’affrontare la diffusione del virus: finora non testano il patogeno se non in pochissimi casi, e un eventuale grosso focolaio sarebbe molto complesso da contenere.
L’Unione Europea, dal canto suo, oggi valuterà il blocco dei voli dagli Usa verso l’Europa deciso da Donald Trump. Lo ha reso noto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel su Twitter, aggiungendo: “Bisogna evitare le perturbazioni economiche”. Ed ha chiarito: “L’Europa sta prendendo ogni misura necessaria per contenere la diffusione del Covid-19, limitare il numero dei contagi e supportare la ricerca”.
Quanto costano gli ultimi voli possibili
Il blocco sarà attivo da venerdì mattina, noi di TPI abbiamo allora controllato i prezzi degli ultimi voli possibili. In tre delle città più gettonate, New York, San Francisco e Miami il costo di viaggio si aggira tra i mille e i duemila euro.
Ultima possibilità per atterrare negli Usa, poi stop totale per 30 giorni. Scordatevi della Statua della libertà, del Golden Gate Bridge e della bella spiaggia Historic Virginia.
Il volo solo andata per Miami costa 2.122 euro

mercoledì 11 marzo 2020

Coronavirus, incerta la diffusione al Sud: l'ipotesi del virologo


Secondo il dottor Robert Gallo l'epidemia italiana è diversa da quella cinese e potrebbe non svilupparsi al Sud

Non è certo che l’epidemia da coronavirus si diffonderà nelle zone del Sud Italia nello stesso modo in cui ha fatto nelle regioni del Nord. A dirlo è Robert Gallo, fra gli scopritori del virus dell’Aids negli anni Ottanta e direttore dell’Institute of Human Virology presso la University of Maryland (Usa). In un’intervista all’Adnkronos, Gallo ha parlato delle variabili che potrebbero influire, tra cui il clima e la differenza con l’epidemia cinese.
In Italia, secondo Robert Gallo, c’è un’epidemia in corso che appare sostanzialmente diversa rispetto a quella in corso in Cina, “con una mortalità che è più alta: si dovrà verificare come mai”.
Il Sud Italia, tuttavia, potrebbe essere risparmiato da una diffusione “sostenuta” perché, “mappamondo alla mano, stiamo notando una diffusione da Est a Ovest e viceversa, piuttosto che da Nord a Sud”.
Guardando il globo terrestre, infatti, il virologo ha notato che “il virus, ad esempio, non si è diffuso in Russia, come nemmeno in Africa. Non sappiamo ancora perché, forse è un fattore legato alle temperature, forse no. Ma è un elemento che ha senso tenere in considerazione”.
Gallo, da Baltimora, guarda con serietà alla situazione in Italia: “Tutti qui negli Usa ne stanno seguendo con apprensione l’andamento. Ho molti collaboratori che provengono dal Nord del vostro Paese e che sono molto preoccupati, così come lo sono io”.
In merito a eventuali consigli, il parere del virologo è che “le misure decise dal governo non siano di certo una reazione eccessiva. Sono state prese le giuste decisioni. Quello che succederà nei prossimi giorni nel vostro Paese – ha sottolineato – dipenderà dalla risposta delle persone”.
“Difficile fare previsioni“, ha ammesso Gallo, con la speranza “che gli italiani ascolteranno i consigli del governo”.

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domenica 8 marzo 2020

Le vittime salgono a 366, 133 decessi in un solo giorno

Positivo il capo di stato maggiore dell'Esercito. Proteste nelle carceri di Modena e Frosinone. Stretta sulla Lombardia e 14 province. Decreto già pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Bilancio pesante per le morti legate al coronavirus: nelle ultime 24 ore i decessi sono stati 133, passando da 233 a 366, con un aumento del 57% in un giorno. Il maggior numero viene dalla Lombardia, 113. L’incremento dei malati, passati da 5.061 a 6.387 (+1.326), è stato del 26,2%. Meno marcato l’aumento delle persone guarite, diventate in totale 622, con un incremento di 33 unità (+5,6%). Infine i malati in terapia intensiva sono aumentati di 83 (+14,63%). E’ quanto si evince dai dati della Protezione Civile.
“Questo è il momento della responsabilità, da parte di tutti. Questa battaglia si vince solo con l’impegno di ognuno di noi”. Lo scrive su Instagram il premier Giuseppe Conte, rilanciando quanto detto la scorsa notte in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Proteste nelle carceri, un morto a Modena

La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, in una nota, comunica la sospensione dell’accesso al Complesso Monumentale per i turisti. “Come da indicazioni dell’Arcidiocesi di Milano, resta accessibile l’area riservata alla preghiera”. La decisione è stata presa “conformemente alle disposizioni contenute nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 in materia di contenimento del contagio da Coronavirus, facendo seguito ai successivi chiarimenti ricevuti dalle autorità competenti e dalla Prefettura di Milano”.
La Regione Liguria ha adottato una ordinanza con cui obbliga chi è arrivato dalla Lombardia e dalle province dichiarate zona rossa a rimanere nelle loro case di vacanza. 
Nove Regioni chiedono chiarimenti al governo su Dpcm
“Non c’è una parte d’Italia completamente immune, ci sono parti d’Italia dove al momento il virus circola meno. Dipende dai nostri comportamenti quanto circolerà”. Così il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro in conferenza stampa ribadisce l’importanza cruciale delle “misure di distanziamento sociale”. “Non è che se uno si sposta il tema cambia”, ha detto rispondendo sull’esodo di ieri sera dal nord Italia. “Al momento non mi sento di fare previsioni” su quando si raggiungerà il picco dell’epidemia di coronavirus in Italia e sull’evoluzione della malattia nel nostro Paese. Così Silvio Brusaferro dell’Iss in conferenza stampa alla Protezione civile a Roma.

Alitalia sospende, da domani 9 marzo, l’attività su Milano Malpensa. Lo si legge in una nota della compagnia aerea secondo cui l’attività sarà sospesa dopo l’arrivo del volo da New York AZ605, con atterraggio previsto alle 10.40. Da Milano Linate verranno operati “solo collegamenti nazionali, con una riduzione di frequenze sulle rotte servite, mentre le destinazioni internazionali saranno raggiungibili con i voli via Roma”. Lo si legge in una nota secondo cui “da Venezia la compagnia continuerà ad operare con un numero minore di frequenze i collegamenti da/per Roma”.
Le regioni del Sud chiedono l’isolamento domiciliare per chi viene dalle zone rosse del Nord: a prendere questa posizione Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata. Anche il Lazio ha firmato un’ordinanza che impone la sorveglianza per chi arriva dalle ‘zone rosse’ con l’obbligo di comunicazione al numero verde e di permanenza domiciliare. Otto presidenti di Regione (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Liguria, Sardegna, Sicilia, Abruzzo, Umbria e delle Provincie autonome di Trento e Bolzano.) chiedono un tavolo di confronto con il governo.
Intanto l’Intercity partito da Milano ieri sera alle 21.34 e il cui arrivo era previsto a Napoli alle 9,36 è arrivato a destinazione con oltre 4 ore di ritardo. Il ritardo è dovuto ai controlli effettuati sul convoglio in attuazione dell’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che stabilisce “l’isolamento domiciliare per chi arriva dalle zone interessate dal decreto”. Inoltre sul convoglio, preso d’assalto ieri sera alla stazione di Milano, molti passeggeri erano sprovvisti di biglietto per la fretta di salire sui vagoni.
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, promette “un pugno duro rispetto ad atteggiamenti che non sono tollerabili. Per esempio persone che risultano positive che se ne vanno in giro. Io – sottolinea Speranza – sono perché le istituzioni abbiamo un pugno molto duro. Il virus non è uno scherzo. Abbiamo bisogno di comportamenti corretti dappertutto”.
Il giorno dopo la decisione, da parte del presidente del Consiglio, del decreto sull’emergenza coronavirus.  “Vincolo di evitare ogni spostamento” nell’intera Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche: il premier firma un decreto del presidente del Consiglio che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus.
Intanto il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, è risultato positivo al coronavirus. Le sue condizioni di salute sono buone e continuerà a lavorare “inevitabilmente a distanza”: lo rende noto la Regione Piemonte.
Il governatore della Sardegna Christian Solinas fa sapere che il Governo non ha accolto l’emendamento proposto al Dpcm che avrebbe consentito la chiusura per 20 giorni di tutti gli arrivi nell’Isola. Già un’ordinanza del presidente Solinas obbliga alla quarantena tutti coloro che arrivano in porti e aeroporti dalle zone rosse. In particolare, apprende l’ANSA, la proposta di modifica bocciata ieri, prevedeva che “è vietato fino al 3 aprile 2020, salvo casi urgenti e indifferibili, ogni spostamento in ingresso e in uscita a bordo di navi passeggeri e aerei di linea; il traffico merci marittimo è consentito solo attraverso l’utilizzo di semirimorchi non guidati; il traffico aereo è consentito solo per il servizio postale”. “È un momento impegnativo per tutti, ma la macchina regionale sta funzionando e con l’impegno di tutti otterremo i risultati che ci prefiggiamo – ha commentato il presidente della Regione dopo aver emanato l’ordinanza di oggi – siamo in campo con tutte le nostre forze per difendere la salute dei sardi che invito ad osservare tutte le prescrizioni”.
“Adesso mi affaccerò per vedervi un po’ in tempo reale”, ha detto papa Francesco rivolgendosi ai fedeli al termine dell’Angelus, trasmesso oggi in diretta streaming dalla Sala della Biblioteca del Palazzo Apostolico vaticano. Dopo qualche istante di attesa, la finestra su Piazza San Pietro si è aperta e il Pontefice ha salutato i fedeli presenti e li ha benedetti.
“Enac informa che tutte le infrastrutture aeroportuali, comprese quelle all’interno delle zone soggette a restrizioni, sono aperte e operative, come da indicazioni del Comitato Operativo della Protezione Civile”: è quanto si legge in una nota dell’ente nazionale per l’aviazione civile in merito alle indicazioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri.

mercoledì 4 marzo 2020

Coronavirus: obblighi e direttive per dipendenti e datori di lavoro

Niente iniziative proprie e raccolta dati sulla salute, lavoratori e datori di lavoro si rivolgano a operatori sanitari e protezione civile: il parere del Garante Privacy.
I datori di lavoro non possono raccogliere informazioni sulla presenza di sintomi da coronavirus dei propri dipendenti, nemmeno attraverso autodichiarazioni: certo, le misure urgenti approvate nelle ultime settimane impongono una serie di doveri, ma bisogna sempre rivolgersi alle strutture sanitarie territoriali oppure alla protezione civile. E’ questa, in estrema sintesi, la posizione espressa dal Garante Privacy in relazione al comportamento da tenere in questa delicata fase di emergenza sanitaria.
2 Marzo 2020In pratica, specifica il Garante, «la finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus deve essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato». Quindi, dagli operatori sanitari e dal sistema attivato dalla protezione civile. Non dai datori di lavoro, o da qualunque altro soggetto.
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L’Authority risponde con questa disposizione ai dubbi emersi in questi giorni. «L’Ufficio sta ricevendo numerosi quesiti da parte di soggetti pubblici e privati in merito alla possibilità di raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da Coronavirus e notizie sugli ultimi spostamenti, come misura di prevenzione dal contagio – si legge nel comunicato del Garante -. Analogamente, datori di lavoro pubblici e privati hanno chiesto al Garante la possibilità di acquisire una “autodichiarazione” da parte dei dipendenti in ordine all’assenza di sintomi influenzali, e vicende relative alla sfera privata».
Come detto, la regola è che ci sono obblighi precisi da parte del lavoratore che si trovi in una delle situazioni che le ordinanze considerano a rischio, o abbia sintomi. Ma anche doveri di tutela della privacy da parte del datore di lavoro, che non può raccogliere dati sanitari.
Obblighi del lavoratore
Chiunque negli ultimi 14 giorni abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, deve comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale, anche per il tramite del medico di base. Saranno le autorità sanitarie a procedere poi con gli accertamenti del caso e a prendere le necessarie misure, come ad esempio l’isolamento fiduciario.
Il lavoratore ha l’obbligo di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a fare, ove necessario, tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati.
Il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico, nel caso in cui venga in contatto con un caso sospetto di Coronavirus, lo stesso, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.
Obblighi del datore di lavoro
28 Febbraio 2020I datori di lavoro devono astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa.
Nel momento in cui un lavoratore segnali una situazione di pericolo per la salute nell’ambiente di lavoro, il datore di lavoro deve comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio “biologico” derivante dal Coronavirus per la salute sul posto di lavoro e gli altri adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente come, ad esempio, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti.
In generale, comunque, la regola è che il datore di lavoro in tutti i casi di pericolo contagio deve rivolgersi alle autorità sanitarie competenti, non prendere iniziative individuali di controllo sanitario o raccolta dati.
Per quanto riguarda l’accesso dei visitatori a locali aperti al pubblico, il comportamento corretto da seguire è quello di attenersi scrupolosamente al rispetto delle disposizioni d’urgenza adottate con i diversi provvedimenti e ordinanze.

lunedì 2 marzo 2020

Coronavirus: positivo assessore della giunta Fontana



I numeri aggiornati sulla diffusione del nuovo coronavirus che spaventa l'Italia: dove e quanti sono i contagi, i decessi e le guarigioni
Continua l’allerta contagio per il coronavirus. L’ultimo bollettino della Protezione Civile indica che i contagi in Italia sono saliti a 1577. I dati ufficiali dicono che 1694 persone hanno contratto il virus nel nostro Paese, 83 pazienti sono guariti e 34 sono morti. Il numero dei decessi tuttavia dovrà essere confermato dall’Istituto Superiore di Sanità. Sono 639 i pazienti ricoverati con sintomi, di cui 140 in Terapia intensiva. In isolamento domiciliare fiduciario si trovano 798 persone.
I morti sembrerebbero essere di più. La Regione Lombardia, tramite Giulio Gallera, ha annunciato 31 decessi, 7 in più rispetto all’ultimo conteggio riferito alla Protezione Civile. Sarebbero “tutte persone over 75 e nella maggioranza dei casi over 80, con patologie pregresse”, ha specificato l’assessore al Welfare. In totale ci sarebbero quindi 41 vittime del coronavirus in Italia.
Positivo al coronavirus l’assessore lombardo Mattinzoli
Alessandro Mattinzoli, assessore regionale allo Sviluppo sostenibile della Regione Lombardia, è risultato positivo al coronavirus. Lo hanno reso noto il presidente della Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, aggiungendo “come previsto per gli operatori dei servizi essenziali di pubblica utilità, tutta la giunta si sottoporrà ai testi di accertamento”.
Primo caso di coronavirus in Sardegna
Un imprenditore 40enne di Cagliari, ricoverato all’ospedale Santissima Trinità del capoluogo dell’isola per la febbre alta e persistente, è risultato positivo al tampone per il coronavirus. È il primo caso in Sardegna, ma non il primo sardo contagiato: un conterraneo si trova sotto osservazione in Lombardia.
Il cagliaritano era stato a Rimini più di una settimana fa per una fiera. Sarà l’Istituto Superiore di Sanità che dovrà confermare, come da prassi, l’avvenuta infezione. L’unità di crisi regionale ha attivato i protocolli nazionali per individuare e porre sotto sorveglianza attiva i familiari e tutte le persone venute a contatto con il paziente.
“La situazione è sotto controllo, e le strutture sanitarie regionali rimangono operative per fare fronte a ogni evenienza. A oggi nessuna delle persone sottoposte a vigilanza è in una condizione tale da destare allarme“, ha fatto sapere la Regione Sardegna tramite l’Ansa.
Poliziotto positivo al coronavirus a Roma, chiuso un liceo
“I test eseguiti durante la notte presso l’Istituto Spallanzani confermano la positività al Covid-19 di un poliziotto” di un commissariato nella zona sud di Roma. Lo ha reso noto tramite l’Ansa l’assessore alla Sanità e all’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato.
“Sono stati informati il Prefetto e il Questore. Ricostruiti tutti i contatti stretti e posti sotto sorveglianza sanitaria. Si conferma il collegamento epidemiologico con la Regione Lombardia” ha concluso l’assessore, parlando del primo caso di coronavirus a Roma.
Sul litorale romano, a Pomezia, il liceo Pascal è stato chiuso dal dirigente scolastico “a scopo precauzionale”. Il padre di uno studente dell’ultimo anno, secondo quanto appreo dall’Ansa, avrebbe denunciato sintomi riconducibili al coronavirus. Ricoverato all’Istituto Spallanzani, sarebbe risultato positivo al tampone.
Il liceo, con gli indirizzi classico, linguistico e scientifico, conta circa 1200 studenti, provenienti da tutta l’area metropolitana della capitale, dai lidi ai Castelli Romani.
Nuovo caso di coronavirus in Campania
Terzo caso di contagio da coronavirus in provincia di Caserta, a Cesa. Il primo cittadino Enzo Guida ne ha dato comunicazione all’Ansa: “Abbiamo avuto notizia ufficiale dalla Task Force Regionale per la prevenzione e gestione dell’emergenza da Codiv-2019, dell’accertamento di un tampone positivo, effettuato presso l’ospedale Cotugno di Napoli, a carico di un cittadino di Cesa”.
“Da informazioni degli organi sanitari le condizioni del soggetto contagiato non destano preoccupazioni. Al solo scopo di precauzione, e senza voler creare allarmismo, chiudiamo le scuole cittadine, di ogni ordine e grado, pubbliche e private. Invitiamo i cittadini ad adottare tutte i comportamenti precauzionali tesi a prevenire il contagio”, ha concluso il sindaco.
Riapre il Duomo di Milano, ma con limitazioni
Il Duomo di Milano ha riaperto le porte secondarie alle 8 “per una breve preghiera”. I fedeli che vorranno visitare la cattedrale possono accedere dalle 9 con le limitazioni previste dal Decreto della Presidenza del Consiglio, come il ‘droplet’. Transennato l’ingresso principale. Ne dà notizia l’Ansa.
Nuovi contagi da coronavirus in Puglia
Sarebbero saliti a 5 i casi positivi al coronavirus in Puglia. Ne dà notizia l’Ansa, citando il presidente Michele Emiliano, che ha parlato del contagio di una donna di 74 anni di Ascoli Satriano (Foggia). Il sindaco della città aveva disposto con una ordinanza la quarantena per 17 soggetti a rischio, tra cui l’anziana.
“Il laboratorio di microbiologia e virologia del Policlinico di Foggia ha rilevato nella serata di oggi un nuovo caso di Covid-19: si tratta di una donna di 74 anni, sorella di un uomo residente a Soresina, contagiato e rilevato positivo all’ospedale di Cremona che era stato in visita in Puglia”, ha dichiarato il governatore.
“Un altro fratello del contagiato in Lombardia è risultato negativo. Tutte le altre persone che sono state in stretto contatto con i contagiati si trovano adesso in quarantena presso i rispettivi domicili e la catena dei possibili contagi è stata così circoscritta“, ha concluso Michele Emiliano.
Poliziotto positivo al coronavirus a Roma
Un poliziotto della Questura di Roma, che lavora in un commissariato nella zona Sud della città, dopo essersi recato al Policlinico Gemelli e aver riferito i sintomi che aveva, è stato trasferito all’Istituto Spallanzani. Lì è risultato positivo al primo test per il coronavirus. Avrebbe contratto il Covid-19 in seguito a una visita ricevuta da un amico proveniente da una delle zone rosse della Lombardia.
Nuovo caso a Lecco: lavora allo sportello postale
Un dipendente dell’ufficio postale centrale di Lecco è risultato positivo al coronavirus e messo in quarantena per 14 giorni. L’impiegato si trova ora all’ospedale Manzoni. Si tratta del secondo caso nel Lecchese, dopo il dipendente Snam di Cassago Brianza.
Poste Italiane ha invitato i suoi coleghi a chiamare il numero di emergenza e fare le verifiche del caso. Una decina di addetti allo sportello lecchese di via Dante attende ora gli esiti dell’esame. I locali rimarranno chiusi per un intervento di sanificazione.
Coronavirus in Italia: quanti sono i contagi in ogni regione
Secondo il bollettino quotidiano della Protezione Civile, aggiornato alle 18 del 1 marzo 2020, la Lombardia è la regione italiana più colpita dal Covid-19, con 984 casi di positività accertati. Segue l’Emilia Romagna con 285, che supera il Veneto, che conta 263 contagi. A seguire il Piemonte, con 49 persone affette dal coronavirus, la Liguria e le Marche con 25 casi a regione, la Campania con 17, la Toscana con 13, la Sicilia con 9, il Lazio con 6, l’Abruzzo con 5, la Puglia con 3, la Calabria e il Trentino Alto Adige con 1 caso a regione.
Salgono i morti per coronavirus nel mondo: sono 3.000
Sono 3.038 le morti causate dal nuovo coronavirus in tutto il mondo. Il Covid-19 ha raggiunto 65 Paesi. Lo riporta l’Ansa, citando gli aggiornamenti forniti dalla commissione sanitaria nazionale cinese, che ha annunciato 42 nuovi decessi. Solo in Cina si contano 2.912 vittime del contagio.
Negli Stati Uniti si sono registrate le prime 2 morti per coronavirus. Fonti della sanità statunitense hanno fatto sapere che il secondo uomo era un 70enne originario della contea di King, la più popolosa dello stato di Washington, il cui capoluogo è Seattle. Nella costa opposta è stato confermato il primo contagio a New York. La prima paziente della metropoli è una 30enne di ritorno da un viaggio in Iran.